knowslovakia:

Bratislava is capital of Slovakia and also the biggest city in the country. It has roughly half million of inhabitants. It’s placed right on borders with Austria and Hungary on both sides of river Danube, being the only one capital in the world bordering two countries. Bratislava is only sixty-two kilometres far from Vienna, which makes them second closest-placed capitals in the world.

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singlestepphotography:

'Castle Square' - Prague, Czech Republic

By Single Step Photography

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  1. Camera: Canon EOS REBEL T1i
  2. Aperture: f/13
  3. Exposure: 1/160th
  4. Focal Length: 28mm
cescophoto:

Domenica scorsa non ho resistito al richiamo del mitico Corno d’Aquilio. Questo monte, che sorge nel comune di S. Anna d’Alfaedo, è considerato il “Padre” della Valpolicella. Le sue pendici infatti hanno dato origine alle valli che compongono questa parte di territorio veronese. Il suo toponimo deriva dalla parola latina che indica l’aggettivo “fosco” o “scuro”. La parte esposta a sud, verso la Valpolicella e la Val d’Adige presenta dai fianchi scoscesi che danno l’idea di un monte di difficile accesso; il lato nord, al contrario, degrada dolcemente verso la Lessinia, quasi a voler tendere la mano verso il Carega.
Il sentiero che porta alla vetta parte dalla Contrada Tommasi, da qui la strada forestale (chiusa al traffico veicolare nei mesi invernali) conduce fino a Sega di Ala. A piedi la si segue per un breve tratto e la si abbandona dopo aver aggirato lo sperone più aspro del Corno per prendere il sentiero che ,dopo numerosi tornati, ci porta al di spora della faggeta che ricopre i fianchi della montagna. Qui ci troviamo già nell’altopiano che degrada dolcemente verso la vetta. In questo punto il fenomeno del carsismo si fa molto evidente: a poca distanza l’una dall’altra si aprono, infatti, due delle più importanti gortte del territorio: La Spluga della preta e la grotta del Ciabattino.
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Domenica scorsa non ho resistito al richiamo del mitico Corno d’Aquilio. Questo monte, che sorge nel comune di S. Anna d’Alfaedo, è considerato il “Padre” della Valpolicella. Le sue pendici infatti hanno dato origine alle valli che compongono questa parte di territorio veronese. Il suo toponimo deriva dalla parola latina che indica l’aggettivo “fosco” o “scuro”. La parte esposta a sud, verso la Valpolicella e la Val d’Adige presenta dai fianchi scoscesi che danno l’idea di un monte di difficile accesso; il lato nord, al contrario, degrada dolcemente verso la Lessinia, quasi a voler tendere la mano verso il Carega.
Il sentiero che porta alla vetta parte dalla Contrada Tommasi, da qui la strada forestale (chiusa al traffico veicolare nei mesi invernali) conduce fino a Sega di Ala. A piedi la si segue per un breve tratto e la si abbandona dopo aver aggirato lo sperone più aspro del Corno per prendere il sentiero che ,dopo numerosi tornati, ci porta al di spora della faggeta che ricopre i fianchi della montagna. Qui ci troviamo già nell’altopiano che degrada dolcemente verso la vetta. In questo punto il fenomeno del carsismo si fa molto evidente: a poca distanza l’una dall’altra si aprono, infatti, due delle più importanti gortte del territorio: La Spluga della preta e la grotta del Ciabattino.
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Domenica scorsa non ho resistito al richiamo del mitico Corno d’Aquilio. Questo monte, che sorge nel comune di S. Anna d’Alfaedo, è considerato il “Padre” della Valpolicella. Le sue pendici infatti hanno dato origine alle valli che compongono questa parte di territorio veronese. Il suo toponimo deriva dalla parola latina che indica l’aggettivo “fosco” o “scuro”. La parte esposta a sud, verso la Valpolicella e la Val d’Adige presenta dai fianchi scoscesi che danno l’idea di un monte di difficile accesso; il lato nord, al contrario, degrada dolcemente verso la Lessinia, quasi a voler tendere la mano verso il Carega.
Il sentiero che porta alla vetta parte dalla Contrada Tommasi, da qui la strada forestale (chiusa al traffico veicolare nei mesi invernali) conduce fino a Sega di Ala. A piedi la si segue per un breve tratto e la si abbandona dopo aver aggirato lo sperone più aspro del Corno per prendere il sentiero che ,dopo numerosi tornati, ci porta al di spora della faggeta che ricopre i fianchi della montagna. Qui ci troviamo già nell’altopiano che degrada dolcemente verso la vetta. In questo punto il fenomeno del carsismo si fa molto evidente: a poca distanza l’una dall’altra si aprono, infatti, due delle più importanti gortte del territorio: La Spluga della preta e la grotta del Ciabattino.
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Domenica scorsa non ho resistito al richiamo del mitico Corno d’Aquilio. Questo monte, che sorge nel comune di S. Anna d’Alfaedo, è considerato il “Padre” della Valpolicella. Le sue pendici infatti hanno dato origine alle valli che compongono questa parte di territorio veronese. Il suo toponimo deriva dalla parola latina che indica l’aggettivo “fosco” o “scuro”. La parte esposta a sud, verso la Valpolicella e la Val d’Adige presenta dai fianchi scoscesi che danno l’idea di un monte di difficile accesso; il lato nord, al contrario, degrada dolcemente verso la Lessinia, quasi a voler tendere la mano verso il Carega.
Il sentiero che porta alla vetta parte dalla Contrada Tommasi, da qui la strada forestale (chiusa al traffico veicolare nei mesi invernali) conduce fino a Sega di Ala. A piedi la si segue per un breve tratto e la si abbandona dopo aver aggirato lo sperone più aspro del Corno per prendere il sentiero che ,dopo numerosi tornati, ci porta al di spora della faggeta che ricopre i fianchi della montagna. Qui ci troviamo già nell’altopiano che degrada dolcemente verso la vetta. In questo punto il fenomeno del carsismo si fa molto evidente: a poca distanza l’una dall’altra si aprono, infatti, due delle più importanti gortte del territorio: La Spluga della preta e la grotta del Ciabattino.
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Domenica scorsa non ho resistito al richiamo del mitico Corno d’Aquilio. Questo monte, che sorge nel comune di S. Anna d’Alfaedo, è considerato il “Padre” della Valpolicella. Le sue pendici infatti hanno dato origine alle valli che compongono questa parte di territorio veronese. Il suo toponimo deriva dalla parola latina che indica l’aggettivo “fosco” o “scuro”. La parte esposta a sud, verso la Valpolicella e la Val d’Adige presenta dai fianchi scoscesi che danno l’idea di un monte di difficile accesso; il lato nord, al contrario, degrada dolcemente verso la Lessinia, quasi a voler tendere la mano verso il Carega.
Il sentiero che porta alla vetta parte dalla Contrada Tommasi, da qui la strada forestale (chiusa al traffico veicolare nei mesi invernali) conduce fino a Sega di Ala. A piedi la si segue per un breve tratto e la si abbandona dopo aver aggirato lo sperone più aspro del Corno per prendere il sentiero che ,dopo numerosi tornati, ci porta al di spora della faggeta che ricopre i fianchi della montagna. Qui ci troviamo già nell’altopiano che degrada dolcemente verso la vetta. In questo punto il fenomeno del carsismo si fa molto evidente: a poca distanza l’una dall’altra si aprono, infatti, due delle più importanti gortte del territorio: La Spluga della preta e la grotta del Ciabattino.
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Domenica scorsa non ho resistito al richiamo del mitico Corno d’Aquilio. Questo monte, che sorge nel comune di S. Anna d’Alfaedo, è considerato il “Padre” della Valpolicella. Le sue pendici infatti hanno dato origine alle valli che compongono questa parte di territorio veronese. Il suo toponimo deriva dalla parola latina che indica l’aggettivo “fosco” o “scuro”. La parte esposta a sud, verso la Valpolicella e la Val d’Adige presenta dai fianchi scoscesi che danno l’idea di un monte di difficile accesso; il lato nord, al contrario, degrada dolcemente verso la Lessinia, quasi a voler tendere la mano verso il Carega.
Il sentiero che porta alla vetta parte dalla Contrada Tommasi, da qui la strada forestale (chiusa al traffico veicolare nei mesi invernali) conduce fino a Sega di Ala. A piedi la si segue per un breve tratto e la si abbandona dopo aver aggirato lo sperone più aspro del Corno per prendere il sentiero che ,dopo numerosi tornati, ci porta al di spora della faggeta che ricopre i fianchi della montagna. Qui ci troviamo già nell’altopiano che degrada dolcemente verso la vetta. In questo punto il fenomeno del carsismo si fa molto evidente: a poca distanza l’una dall’altra si aprono, infatti, due delle più importanti gortte del territorio: La Spluga della preta e la grotta del Ciabattino.
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Domenica scorsa non ho resistito al richiamo del mitico Corno d’Aquilio. Questo monte, che sorge nel comune di S. Anna d’Alfaedo, è considerato il “Padre” della Valpolicella. Le sue pendici infatti hanno dato origine alle valli che compongono questa parte di territorio veronese. Il suo toponimo deriva dalla parola latina che indica l’aggettivo “fosco” o “scuro”. La parte esposta a sud, verso la Valpolicella e la Val d’Adige presenta dai fianchi scoscesi che danno l’idea di un monte di difficile accesso; il lato nord, al contrario, degrada dolcemente verso la Lessinia, quasi a voler tendere la mano verso il Carega.
Il sentiero che porta alla vetta parte dalla Contrada Tommasi, da qui la strada forestale (chiusa al traffico veicolare nei mesi invernali) conduce fino a Sega di Ala. A piedi la si segue per un breve tratto e la si abbandona dopo aver aggirato lo sperone più aspro del Corno per prendere il sentiero che ,dopo numerosi tornati, ci porta al di spora della faggeta che ricopre i fianchi della montagna. Qui ci troviamo già nell’altopiano che degrada dolcemente verso la vetta. In questo punto il fenomeno del carsismo si fa molto evidente: a poca distanza l’una dall’altra si aprono, infatti, due delle più importanti gortte del territorio: La Spluga della preta e la grotta del Ciabattino.
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Domenica scorsa non ho resistito al richiamo del mitico Corno d’Aquilio. Questo monte, che sorge nel comune di S. Anna d’Alfaedo, è considerato il “Padre” della Valpolicella. Le sue pendici infatti hanno dato origine alle valli che compongono questa parte di territorio veronese. Il suo toponimo deriva dalla parola latina che indica l’aggettivo “fosco” o “scuro”. La parte esposta a sud, verso la Valpolicella e la Val d’Adige presenta dai fianchi scoscesi che danno l’idea di un monte di difficile accesso; il lato nord, al contrario, degrada dolcemente verso la Lessinia, quasi a voler tendere la mano verso il Carega.
Il sentiero che porta alla vetta parte dalla Contrada Tommasi, da qui la strada forestale (chiusa al traffico veicolare nei mesi invernali) conduce fino a Sega di Ala. A piedi la si segue per un breve tratto e la si abbandona dopo aver aggirato lo sperone più aspro del Corno per prendere il sentiero che ,dopo numerosi tornati, ci porta al di spora della faggeta che ricopre i fianchi della montagna. Qui ci troviamo già nell’altopiano che degrada dolcemente verso la vetta. In questo punto il fenomeno del carsismo si fa molto evidente: a poca distanza l’una dall’altra si aprono, infatti, due delle più importanti gortte del territorio: La Spluga della preta e la grotta del Ciabattino.

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Domenica scorsa non ho resistito al richiamo del mitico Corno d’Aquilio. Questo monte, che sorge nel comune di S. Anna d’Alfaedo, è considerato il “Padre” della Valpolicella. Le sue pendici infatti hanno dato origine alle valli che compongono questa parte di territorio veronese. Il suo toponimo deriva dalla parola latina che indica l’aggettivo “fosco” o “scuro”. La parte esposta a sud, verso la Valpolicella e la Val d’Adige presenta dai fianchi scoscesi che danno l’idea di un monte di difficile accesso; il lato nord, al contrario, degrada dolcemente verso la Lessinia, quasi a voler tendere la mano verso il Carega.

Il sentiero che porta alla vetta parte dalla Contrada Tommasi, da qui la strada forestale (chiusa al traffico veicolare nei mesi invernali) conduce fino a Sega di Ala. A piedi la si segue per un breve tratto e la si abbandona dopo aver aggirato lo sperone più aspro del Corno per prendere il sentiero che ,dopo numerosi tornati, ci porta al di spora della faggeta che ricopre i fianchi della montagna. Qui ci troviamo già nell’altopiano che degrada dolcemente verso la vetta. In questo punto il fenomeno del carsismo si fa molto evidente: a poca distanza l’una dall’altra si aprono, infatti, due delle più importanti gortte del territorio: La Spluga della preta e la grotta del Ciabattino.

stefanogasparato:

a volte, dalle parti di casa mia, guardando a nord

allcreatures:

Picture: PATRICK PLEUL/AP (via Animal photos of the week - Telegraph)

mossfellow:

"Shadow Behind the Walls" 2013

zuppadivetro:

Peanuts

zuppadivetro:

Peanuts

(Fonte: pushthemovement)

(Fonte: chris-cold)